Hai mai sentito nominare almeno una volta la dicitura “water footprint“? Forse non lo conosci, oppure non ti è davvero chiaro in che modo impatta sull’alimentazione vegana che segui o che vuoi iniziare a seguire.

Cerchiamo di fare chiarezza, per parlare in modo più trasparente di sostenibilità ambientale e alimentare nel mondo!

Cos’è la water footprint

Con water footprint intendiamo la quantità di acqua dolce che viene utilizzata per produrre un certo bene o servizio.

Si può parlare di water footprint, o impronta idrica, per qualsiasi tematica ed argomento. Ovviamente, a noi interessa particolarmente approfondire la sua relazione con la produzione di cibo, anche vegetariano e vegano.

Impronta primaria e secondaria

Esistono due diversi livelli di consumo di acqua dolce legati allo stesso prodotto.

Il primo parametro è quello dell’impronta idrica primaria, cioè della quantità di acqua utilizzata a produrre il bene in quanto tale.

Un esempio di questa misurazione può essere il calcolo di quanta acqua è necessaria per far crescere un chilo di riso.

Il secondo parametro è quello della water footprint secondaria, cioè dell’acqua necessaria a svolgere tutte le attività legate alla distribuzione e alla preparazione del prodotto.

Per esempio, la water footprint del riso dovrà tenere conto anche di quanta acqua consumano i mezzi per il trasporto, i negozi dei rivenditori e le case dei consumatori.

Calcolare la propria impronta idrica

L’impronta idrica si può calcolare anche in riferimento ad una persona o una famiglia. Esistono online moltissimi calcolatori che fanno una stima dei litri d’acqua consumati settimanalmente, con un breve test. Ci sembra decisamente affidabile quello di Aquapath Project: lo trovi qui, se sei curioso di sapere quanta acqua consumi!

Conoscere la propria water footprint può far nascere riflessioni sui propri consumi domestici e non solo. Si tratta, dunque, di un primo passo per limitare gli sprechi, i costi delle bollette e lo sfruttamento ambientale massiccio.

I cibi con la peggior water footprint

Generalmente, gli alimenti con l’impronta idrica più dannosa sono quelli di origine animale.

Per produrre un hamburger di manzo servono quasi 3000 litri d’acqua, inclusa quella necessaria a coltivare il foraggio per gli animali. Per produrre un chilo carne rossa servono addirittura 17000 litri d’acqua: si tratta probabilmente di una delle materie prime più inquinanti.

Un chilo di pollo nel consuma più di 4000, un chilo di maiale quasi 6000.

Non va meglio ai latticini: per un solo bicchiere di latte servono 250 litri d’acqua, mentre un chilo di formaggio ne spreca la bellezza di quasi 3000 litri.

I cibi con l’impronta idrica migliore

I cibi vegetali consumano generalmente molta meno acqua per la loro produzione. Ecco qualche dato indicativo:

  • chilo di pasta: circa 1700 litri
  • pomodoro: circa 13 litri
  • chilo di mele: 800 litri
  • chilo di mais: 1200 litri
  • chilo di zucchero: 1.700 litri circa
  • bicchiere di vino: circa 120 litri

Neanche il cibo vegano è risparmiato dall’impronta idrica

Generalmente è vero dire che il cibo vegetale consuma meno acqua per venire prodotto rispetto al cibo di origine animale.

Eppure, non mancano eccellenze negative anche tra gli alimenti vegetariani e vegani.

Ne prendiamo due, a titolo di esempio.

Pre produrre una sola tazza di caffè servono più di 18000 litri d’acqua. Non solo le piante di caffè hanno bisogno di un terreno molto idratato, ma è necessario anche trasportare i chicchi dai paesi di provenienza a tutto il mondo, dove verranno lavorati e venduti. La procedura, ovviamente, costa carburante inquinante e acqua potabile.

E poi, l’avocado. Amatissimo da vegetariani, vegani ed onnivori, è diventato uno degli elementi esotici più apprezzati della cucina casalinga anche in Occidente. Eppure, per produrre un chilo di questi frutti cremosi servono oltre 2000 litri d’acqua. Poi, esattamente come per il caffè, è necessario trasportarli in tutto il mondo.

Inoltre le coltivazioni di avocado portano con sé un altro enorme problema di sostenibilità ambientale. Per far posto alle piantagioni ettari di foresta sono stati abbattuti, specialmente in Centro e Sud America, ed espropriati ai contadini locali.

Una sostenibilità imperfetta

Vivere in modo al 100% sostenibile ed ambientalmente ecologico non è possibile, non nel Primo Mondo in cui viviamo. Si possono fare alcune scelte che possono ridurre la water footprint della nostra vita quotidiana, però. Ecco pochi suggerimenti da tenere in considerazione già da subito:

  1. preferire un’alimentazione a base vegetale, con pochi o nessun pasto a base di carne (specialmente rossa) alla settimana;
  2. scegliere, quando possibile, alimenti freschi, di stagione e a corta filiera;
  3. riparare i rubinetti danneggiati, che fanno sprecare acqua in casa;
  4. sostituire gli elettrodomestici più vecchi con prodotti più tecnologici, che consumano non solo meno acqua ma anche meno energia elettrica;
  5. preferire la doccia al bagno, cercando di limitare la durata ogni doccia a meno di 10 minuti;
  6. preferire l’uso della lavastoviglie e della lavatrice a pieno carico rispetto al lavaggio a mano;
  7. utilizzare temporizzatori per l’irrigazione automatica di orti e giardini;
  8. chiudere il rubinetto mentre ci si insapona sotto la doccia oppure mentre si spazzolano i denti.