Chi sceglie di vivere in modo sostenibile ambientalmente, ad un certo punto del proprio percorso, si trova sempre davanti a questa domanda: quanto è realmente inquinante il consumo di carne, latticini e prodotti animali, e quanto lo sono gli allevamenti intensivi?

Per alcune persone la scelta di un regime alimentare vegetariano o vegano non è (o non sembra) sostenibile: il costo dei cibi pronti vegani è mediamente più alto rispetto ai corrispettivi non vegani, temono di dover cambiare troppe abitudini, sarebbe necessario cucinare due pasti distinti per tutti i componenti della famiglia.

Eppure, non appena si inizia ad indagare un poco nel mondo dell’alimentazione e sopratutto degli allevamenti intensivi (cioè di quelli che sfruttano il massimo potenziale sia dei terreni che degli animali per il profitto aziendale) ci si imbatte in statistiche davvero difficili da ignorare.

Ecco quali sono i 5 dati peggiori in merito al rapporto tra allevamenti intensivi ed inquinamento.

2007-2018: gli allevamenti intensivi in Europa inquinano più di tutti i veicoli

Gli esperti stimano che in solamente un decennio il livello di emissioni tossiche nell’Unione Europea è aumentato del 6% annuo. In pratica, è come se in tutto il continente circolassero 8,5 milioni di auto in più. Lo studio di Greenpeace ha evidenziato come la maggioranza di queste emissioni provengano proprio dagli allevamenti intensivi sparsi per il continente, che stanno contribuendo all’avvelenamento dei suoli, dell’acqua e dell’aria.

Gli scienziati affermano che il settore zootecnico in Europa produce non meno di 502 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Ma il dato è peggiore, con 704 milioni di tonnellate, se consideriamo nel computo anche la produzione di mangimi e la deforestazione necessaria a fare spazio agli allevamenti.

Metà del metano nell’atmosfera è prodotto dagli allevamenti intensivi

Anidride carbonica e metano sono i due gas che più impattano sulla qualità dell’aria e sulla salute dell’ambiente. Uno studio di Earth System Science Data and Environmental Research Letters conferma che circa la metà del metano presente nell’atmosfera terrestre è prodotto da attività umane. Di questa quantità (già preoccupantemente alta) solamente un terzo è prodotta dall’uso di combustibili fossili, per il riscaldamento e i trasporti. I 2/3 rimanenti sono prodotti solamente dagli allevamenti e dalle colture intensive.

Gli allevamenti intensivi inquinano e sfruttano troppa acqua

Secondo gli studi più aggiornati, la produzione di un chilo di carne di manzo richiede non meno di 15.000 litri d’acqua, contro i pochi centinaia necessari a colture di frumento, grano o orzo. Inoltre, gli allevamenti intensivi incentivano l’inquinamento delle acque. In troppi casi i liquami provenienti dagli allevamenti non vengono smaltiti correttamente, contaminano il terreno e producono:

  • potenziali infezioni per chi si abbevera da fonti inquinante;
  • contaminazione delle colture irrigate con acqua contaminata;
  • aumento del fenomeno di eutrofizzazione, cioè di squilibrio elettrochimico delle acque che produce una proliferazione esponenziale di alghe e una riduzione dei tassi di ossigeno nell’acqua

Gli allevamenti intensivi sono connessi allo sfruttamento di suolo

Per far spazio agli allevamenti intensivi è spesso necessario deforestare e abbattere alberi. Questo fenomeno avviene sopratutto in Sud America, dove ha ormai raggiunto proporzioni a dir poco inquietanti: circa il 70% delle aree disboscate sono diventate allevamenti di bovini; il restante 30% sfrutta il suolo per la produzione di foraggio e mangime animale.

Con la progressiva acidificazione delle acqua, l’aumento dell’effetto serra, l’inquinamento ambientale e il mancato rispetto degli accordi internazionali è quantomeno paradossale pensare di rimuovere l’unica fonte di pulizia natura dell’aria, le foreste, per fare fronte a necessità capitaliste di allevamento sempre più sfruttante.

Allevamenti intensivi e inquinamento possono essere una delle cause di origine delle pandemie

La necessità di spazi per l’allevamento aumenta di anno in anno, perché la richiesta dei consumatori cresce. Per far posto agli allevamenti intensivi è necessario trovare nuove aree, spesso troppo vicine ai centri abitati.

L’innalzamento delle temperature e il cambiamento del clima sono uno degli effetti più visibili dell’inquinamento, prodotto anche dagli allevamenti intensivi.

Con queste condizioni di partenza si prepara il terreno alla proliferazione di sempre più zoonosi ed infezioni che riusciranno a fare il salto di specie e aggredire l’uomo, dopo aver decimato il bestiame. Non è, in fondo, quello che è già accaduto con la Sars nel 2003 e l’influenza H1N1 nel 2005? Ad oggi le analisi scientifiche non hanno ancora chiarito l’esatto rapporto tra Covid-19 e inquinamento ambientale, ma i presupposti fanno sospettare il peggio.