Il piacere dello shopping, diciamocelo, è difficile da ignorare. Per quanto tutti noi stiamo cercando di rimodulare i nostri acquisti, perché siano meno consumistici e più consapevoli, è bello tornare a casa con un nuovo abito o una nuova t-shirt e scegliere in che occasione indossarla, o come abbinarla con il resto dei capi nell’armadio. 

Una delle possibilità per rendere più sostenibile il proprio armadio è scegliere abiti usati, acquistati tramite aziende o privati. Spieghiamo insieme i motivi, oltre a qualche trucco per la scelta dell’abbigliamento usato! 

Meglio usare le risorse già in circolo: l’economia circolare

Per produrre una camicia servono moltissime materie prime: cotone, ovviamente, prodotto con sfruttamento di acqua, terreno, concimi e fertilizzanti; materiali plastici, come quello del filo di nylon o dei bottoni; elettricità per far funzionare filatrici, cucitrici e lavatrici industriali; carta e plastica per l’imballaggio; ogni possibile mezzo per il trasporto delle merci pronte per la vendita. 

Produrre abiti nuovi non è un processo ecologico, bisogna ammetterlo. 

Certo, molte aziende si impegnano a ridurre la propria carbon footprint (la quantità di emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera), a usare fibre biologiche, a pagare di più i propri lavoratori e a produrre meno per produrre meglio, sfidando un’ancestrale regola del capitalismo

Nonostante questi sforzi lo sfruttamento umano e naturale per la produzione di abiti ha raggiunto tassi non controllabili e non sostenibili. Si stima che ogni anno si producano, nel mondo, circa 100 miliardi di capi di abbigliamento. L’industria del tessile per la moda è la seconda più inquinante: la richiesta di acqua per produrre il cotone è enormemente alta, e oltre il 25% dei pesticidi usati nel mondo serve proprio nelle piantagioni di cotone, da cui si produce il filato per camicie, abiti, t-shirt e jeans. 

Per ridurre questi numeri impressionanti è necessario applicare i principi dell’economia circolare. Il fondamento di questa teoria è in realtà semplice: piuttosto che produrre nuovi materiali, sfruttiamo meglio e ricicliamo quelli che già abbiamo a disposizione. 

Ecco fatto: se riuscissimo a farlo in buona percentuale anche per la moda, acquistando in prevalenza abiti usati e non nuovi, il tasso di inquinamento prodotto dall’industria tessile crollerebbe vertiginosamente. 

Purtroppo, non tutti i consumatori vogliono fare questa scelta. Altri non sono abbastanza informati: è un dovere per chi è interessato all’ambiente e alla “pulizia” del mercato industriale rendere più consapevoli gli altri, ed è ciò che anche noi di Veganstyle proviamo a fare quotidianamente. 

Parliamo, allora, di alcuni aspetti della scelta degli abiti usati. 

Abiti usati: i canali da scegliere

Per la scelta degli abiti usati sono possibili diverse vie. Eccone alcuni: 

  1. Mercatini
  2. Swap party, cioè feste in cui gli invitati portano oggetti (o in questo caso, abiti) usati e li scambiano con gli altri partecipanti
  3. Negozi fisici o online dell’usato, come Depop, Vinted o Facebook Marketplace

Tutte queste alternative sono valide. Quel che è davvero fondamentale è sapere come scegliere gli abiti usati quando ci si trova davanti al proprio carrello, fisico o virtuale. 

Come scegliere gli abiti usati

Le regole per la scelta degli abiti usati sono davvero tantissime, in realtà. Ogni persona dovrebbe trovare il proprio vademecum, ma anche essere disponibile a modificarlo in corsa. 

Ecco i nostri suggerimenti migliori! 

  1. Non fare troppo affidamento sulle taglie, specie quando si parla di abiti usati vintage. La dimensione effettiva delle taglie è cambiata tantissimo nel corso degli anni: la 46 da etichetta degli anni ‘70 è la 40 degli anni ‘80! Davanti a uno scaffale non focalizzarti sulle taglie ma prova, prova e prova ancora: è il modo migliore di individuare il capo giusto.
  2. Scegli, dove possibile, materiali per natura resistenti. Il cotone e il lino sono decisamente più resistenti dei materiali sintetici. Il motivo in realtà è banale: il sintetico deve durare poco, per obbligarci a rinnovare l’armadio in pochi mesi! 
  3. Verifica lo stato dei singoli capi, specie se il prezzo sembra troppo vantaggioso per essere vero. Non è raro che macchie, bottoni mancanti o orli scuciti non vengano notati dai selezionatori di abiti usati. Ad alcuni danni è possibile porre rimedio con poco sforzo, ma per sicurezza, specie davanti a prezzi molto convenienti, è bene controllare scrupolosamente finiture e cuciture. 
  4. Evita di acquistare usate scarpe, calze e biancheria intima. Le scarpe si adattano progressivamente alla forma del piede di chi le indossa: se proprio desideri un paio di scarpe usate o vintage, scegline un paio il più possibile nuovo, mai indossato, per non causarti problemi di comodità o calzata. Non è invece consigliabile acquistare usate calze e biancheria, strettamente per ragioni igieniche. 
  5. Sfrutta l’usato per i bambini. A quale genitore non è capitato di acquistare un capo di abbigliamento per il proprio figlio o la propria figlia, e di scoprire che era diventato piccolo dopo pochissimi utilizzi! L’usato, in questo, è una vera benedizione: con un costo estremamente contenuto è possibile rinnovare il guardaroba dei più piccoli, assecondando la loro crescita (e rivedendo gli abiti ancora nuovi, ma ormai troppo corti e stretti).

Abiti usati? Vintage e non solo! 

Gli appassionati di abiti usati conoscono molto bene la differenza tra usato e vintage. Si parla di vintage quando un abito, usato o nuovo, non ha meno di 20 anni alle spalle. Alcuni e-commerce e negozi specifici si occupano proprio di selezionare questi capi, riservando altissima qualità e scelte di gran gusto ai propri consumatori. 

Non necessariamente, però, vintage e usato devono andare a braccetto. Un capo vintage, per esempio, può essere molto costoso: magari è in un tessuto pregiato, oppure è un pezzo d’epoca, o ancora è firmato da un brand molto celebre. 

L’usato può essere invece estremamente economico, dunque più accessibile per tutti. Le regole che abbiamo elencato per la scelta valgono, in ogni caso, sia per la scelta del vintage che dell’usato. 

Fast fashion e usato: una scelta complicata

Facciamo un esempio molto banale: in un negozio dell’usato ci troviamo di fronte a capi, tutto sommato ben conservati e ad un costo vantaggioso, ma appartenenti a catene di fast fashion. 

La fast fashion è quel circuito produttivo della moda che mette in vendita in modo continuo nuove collezioni, per indurre più facilmente ad un acquisto poco consapevole, di bassa qualità, con materiali scadenti e, spesso, sfruttando suolo, risorse e manodopera in paesi poveri del mondo. 

Ma torniamo al nostro negozio: carichi di buone intenzioni ci siamo interessati ad un capo di fast fashion. Che fare: acquistarlo o non acquistarlo? 

Da un lato viene da pensare che acquistare abiti usati di questo tipo sia un controsenso: di certo si partecipa all’economia circolare, ma si incentiva anche lo sfruttamento delle risorse e dei lavoratori. 

Dall’altro il costo estremamente conveniente di questi prodotti, specie se usati, permette anche alle persone con budget più limitati di fare acquisti in modo piacevole. 

La decisione, chiaramente, non è semplice. Ogni persona dovrà cercare un equilibrio tra le proprie convinzioni etiche e le proprie possibilità, tenendo conto del grande motto della comunità sostenibile: “Non è necessario essere sostenibili in modo perfetto, ma iniziare da qualche azione!”. 

Una soluzione economica

L’ultimo grande vantaggio che non possiamo non citare parlando di abiti usati è, ovviamente, il loro prezzo. Già per il solo fatto di essere usciti dal negozio e di non avere più l’etichetta, gli abiti usati costano di media il 50% in meno dell’originale. Poi tutto può cambiare in base a certi fattori:

  • Un capo vintage prezioso cresce di valore nel corso del tempo
  • Un capo firmato non si deprezzerà velocemente come uno di fast fashion
  • Abiti usati solo leggermente rovinati, come ad esempio da un orlo scucito, possono essere acquistati a prezzo stracciato e richiedere solamente una piccola riparazione facile da fare a basso costo a casa

L’usato è indubbiamente una scelta di cui tenere conto se, oltre alla sostenibilità, è necessario avere un occhio attento sulle spese quotidiane. Con questo metodo di economia circolare, diffusissimo in alcuni paesi del mondo come gli USA, il Canada, l’Australia, è possibile iniziare a dare concretamente una mano all’ambiente e all’etica della moda, ma senza rinunciare del tutto al piacere degli acquisti!